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I QUADRANTI SOLARI DI BORGATA SAN MICHELE - PRAZZO


I quadranti solari - comunemente chiamati meridiane e in occitano soularies - sono strumenti astronomici utilizzati di norma nel passato per leggervi l'ora tramite l'ombra, proiettata dal sole, di uno stilo detto gnomone.
Per questo motivo, trattandosi spesso di pregevoli manufatti artistici dalla particolare valenza simbolica, l'arte di costruirli è chiamata gnomonica.

Sulle pareti di quello che è chiamato il "cappellone", ovvero la cappella laterale sinistra, della chiesa parrocchiale di S. Michele, troviamo una coppia di quadranti solari gemelli di notevole interesse storico per la presenza della firma dell'autore (visibile sul quadrante meridionale).

Le opere vennero eseguite con particolare perizia e con ottimi materiali ma ciò non ha impedito all'incuria di portare alla quasi totale distruzione del quadrante orientale. Questo stato si è raggiunto per il semplice fatto che agli inizi del secolo scorso venne addossata alla parete della chiesa una cabina di trasformazione dell'energia elettrica. Questa cabina fu ancorata alla parete incastrando la struttura direttamente sull'intonaco del quadrante solare. Tale operazione portò alla parziale distruzione del supporto per via delle profonde scanalature che vi furono eseguite e alla rimozione dello gnomone. In seguito alla demolizione della cabina non si operò al restauro del quadrante che, col passare degli anni e per lo stato d'abbandono, raggiunse lo stato di degrado visibile all'atto dei rilievi.
Al contrario e per fortuna, il quadrante meridionale è giunto a noi in buono stato di conservazione, se si esclude un naturale dilavamento delle superfici e la piegatura dello gnomone.
Proprio sul quadrante meridionale è stato possibile ricomporre, quasi completamente, l'iscrizione presente nella parte superiore, arrivando a rileggere la firma dell'autore. Una scoperta notevole, se pensiamo che raramente gli gnomonisti dell'epoca firmavano i loro lavori, ed eccezionale perché da molto tempo non si attribuivano opere antiche ad un artista.

LA FIRMA

Josepus Ceaglius potrebbe essere originario di Marmora, anche se non abbiamo ancora prove documentarie per avvalorare questa ipotesi, una località a pochi chilometri di distanza da San Michele, giusto a sud-est sul versante meridionale della valle Maira. Erano decenni che non si attribuivano opere gnomoniche antiche ad un artista a causa delle difficoltà di reperire informazioni d'archivio o firme tracciate sui quadranti solari, che non fossero semplici monogrammi, quindi, questa scoperta è da considerarsi estremamente importante sia dal punto di vista storico-artistico che storico-gnomonico.
Dalle ricerche condotte nel corso degli anni da Garnero della Solaria Opere e grazie alle comparazioni possibili da alcuni anni sul sito www.sundialatlas.eu, Atlante Internazionale delle Meridiane, è ormai tracciata anche la diffusione delle opere del Ceaglius sul territorio della Provincia di Cuneo.
Un patrimonio notevole che al 2013 consta di oltre 25 quadranti censiti con opere che vanno dal 1679 al 1707.
C'è ancora molto da lavorare per tracciare l'attività di questo gnomonista di fine '600, così come c'è molto ancora da fare per cercare di salvare altre importanti opere in valle Maira, evitando che scompaiano per incuria, o peggio, per interventi non qualificati.
Notevoli e da tenere in attenta considerazione sono da segnalare i quadranti presenti in valle Maira, ad iniziare dalle opere della bassa valle nel comune di Busca e Montemale ma soprattutto i due quadranti gemelli a rischio ora di crollo dell'edificio in località grange Balet (1800 mslm) nel comune di Acceglio e la coppia di quadranti ritrovata sulla chiesa parrocchiale di S. Stefano in B.ta Ussolo di Prazzo. Proprio su questi quadranti, in particolare su quello presente in facciata si dovrebbe focalizzare un attento studio perché, oltre agli elementi pittorici che lo riconducono certamente al nostro autore, è possibile rilevare una demarcazione oraria particolare che, se confermata l'ipotesi, potrebbe testimoniare che oltre all'uso dei due sistemi orari in voga in quel periodo, vale a dire italico e francese, era ancora, per qualche ragione a noi sconosciuta, radicato l'utilizzo dell'antico sistema ad ore temporarie, sistema in uso in epoca romana, poi utilizzato nel medio evo per la regola monastica e di cui si persero praticamente le tracce a partire dal '500.

DESCRIZIONE DELLE DEMARCAZIONI

Entrambi i quadranti solari utilizzano come generatore d'ombra un ortostilo, ovvero un'asta posta perpendicolarmente alla parete.
Per poter leggere correttamente strumenti che utilizzano questo tipo di stilo bisogna ricordare che la lettura deve essere riferita al punto in cui si trova l'estremo dell'ombra.
Questo punto, detto anche indice, permette di identificare oltre che le ore anche la data stagionale.
Le demarcazioni riportate sui quadranti recuperati esprimono le seguenti funzioni gnomoniche:
- le ore italiche, le ore francesi, la linea meridiana ed il calendario stagionale.

E' importante sapere che il TEMPO VERO, utilizzato nel calcolo di questi strumenti, detto anche "solare", è riferito alla posizione del sole, così come il "giorno solare" corrisponde all'intervallo di tempo intercorso tra due culminazioni successive del sole su uno stesso meridiano. Il Tempo Vero, per motivi astronomici, non è costante, cioè i "giorni solari" durante l'anno presentano variazioni cicliche.

L'orologio ad ore ITALICHE utilizza un sistema orario concettualmente diverso da quello attuale perché suddivide, sì, il giorno in 24 ore, ma non a partire dalla mezzanotte, bensì a partire dal tramonto. Esso indica pertanto quante ore di luce mancano al calar del sole, corrispondente all'ora XXIV. Se per esempio l'estremo dell'ombra tocca la linea dell'ora XVIII, ciò significa che, indipendentemente dalla stagione, sono trascorse 18 ore dal tramonto di ieri e restano 6 ore fino al prossimo tramonto, alla fine della giornata.

Ricordiamo che tale sistema era comunemente utilizzato per organizzare tutte le attività umane in un'epoca priva d'illuminazione artificiale (dal medio evo fino all'800).
L'orologio ad ore ASTRONOMICHE o FRANCESI precorre il sistema attuale dividendo il giorno in 24 ore a partire dalla mezzanotte, precisamente in 12 ore antimeridiane, da mezzanotte a mezzogiorno e 12 ore pomeridiane, da mezzogiorno a mezzanotte. La prima differenza sostanziale di questo sistema orario rispetto a quello corrente (ora media del fuso) è che è riferito alla reale longitudine del luogo per cui è stato progettato il quadrante.
Per comprendere meglio questo aspetto valutiamo ora la prossima funzione: la meridiana.
La MERIDIANA è qui costituita dalla freccia a piombo, proiezione del meridiano principale celeste, presente sul quadrante meridionale.
Essa indica il mezzogiorno vero locale, cioè la culminazione del sole a sud di B.ta San Michele ("mezzo giorno" significa letteralmente che tante ore di luce sono trascorse dal sorgere del sole quante ne devono ancora passare fino al tramonto).
Il "mezzogiorno" dei nostri comuni orologi, le 12:00:00 ora media del fuso, è sincronizzato convenzionalmente su di un intero territorio politico ed è riferito alla longitudine di un luogo rappresentativo: l'Italia utilizza l'ora del fuso dell'Europa Centrale, che è riferita all'Osservatorio di Görlitz ovvero al Monte Etna, su cui passa il meridiano 15° a est di Greenwich.
Ciò significa dunque che alle ore 12:00:00 il sole culmina sull'Etna, ma per arrivare realmente a San Michele impiega ancora circa mezz'ora (32 minuti e 05 secondi).
Fino alla fine del XIX secolo la linea Meridiana forniva il segnale orario.
Impropriamente il termine viene spesso utilizzato per indicare quelli che generalmente sono orologi solari o quadranti solari.
Il Calendario Stagionale è costituito dalla retta equinoziale (trasversale ed obliqua) e dalle due iperboli solstiziali (definite in questo caso dagli estremi delle linee orarie), proiezioni rispettivamente dell'Equatore e dei due Tropici Celesti. Le demarcazioni di questo tipo sono dette diurne poiché descrivono l'andamento dell'ombra durante un giorno specifico dell'anno. La prima viene percorsa dall'estremo dell'ombra il 21 marzo ed il 23 settembre, e per ciò è contrassegnata dai segni zodiacali di Ariete e di Bilancia. Le seconde vengono percorse dall'estremo dell'ombra il 21 giugno ed il 21 dicembre e sono contrassegnate dai segni zodiacali di Cancro e Capricorno.
Queste 3 linee determinano dunque 4 fasce stagionali (2 in salita e 2 in discesa), in cui può venire a trovarsi l'estremo dell'ombra nella sua escursione diurna annuale: quelle verso lo gnomone corrispondono all'autunno ed all'inverno, mentre le più distanti dallo gnomone, opposte alla equinoziale, alla primavera ed all'estate.








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